Ieri in spiaggia ho conosciuto Anita, aveva gli occhi azzurri e ha cercato di vendermi per 50 centesimi un ventaglietto di carta. Le ho detto, no, grazie, ma lei insisteva: “costa solo 50 centesimi, ti prego” “No” ho ripetuto, un po’ scocciata perché stavo leggendo le avventure di fabrizio corona e belen su novella duemila. “Per favore”, ha insistito lei. Allora, nonostante le avventure di belen e corona siano così entusiasmanti, ho alzato gli occhi, e l’ho guardata. Aveva qualcosa, che mi ha trasmesso una disperazione, un bisogno.
Allora le ho dato 10 euro e lei si è messa a piangere.
Mi ha raccontato che ha quattro figli, due qui di sette mesi e 4 anni e gli altrri in Romania, a Timisoara col marito. Ha 36 anni, come me, ed è stata licenziata, insieme al marito, dalla fabbrica di dolci in cui lavoravano. Sua madre è morta sparata nella rivolta di Timisoara contro Ceausescu, un colpo alla gamba e uno alla gola, mentre andava a trovare la figlia partoriente in ospedale.
Suo marito ha 43 anni e ha avuto un infarto, per cui non può lavorare. Riceve una pensione dallo stato di 50 euro. Dopo 3 giorni sono già finiti.
Metà della loro casa è caduta in un terremoto, per cui dormono in 6 in cucina, “però -mi ha detto- siamo fortunati, abbiamo un tetto sopra la testa”
Quindi Anita ha preso su i due piccoli e se ne è venuta qua, dove dorme con altri Romeni in un furgone rotto: il figlio di 7 mesi nel furgone, e lei nel parcheggio con la figlia di 4 anni, all’aperto.
Con i soldi che tira su in spiaggia compra pane e latte per il piccolo. Lei e l’altra bimba mangiano il latte avanzato col pane inzuppato.
Ho visto il furgone e i bambini quando l’ho riaccompagnata stamattina dopo averle offerto di venire a pulirmi la casa tutte le mattine.
La bambina è corsa incontro alla sua mamma, e sorridevano tutte e due.
Giù le mani da Totti
16 anni fa
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