Clear Cross ha traslocato

sabato 9 maggio 2009

17. La nausea

Ho la nausea. Non so se ho un virus, se sono le macchiette di diarrea del cane che mi ricoprono tutti i vestiti, o se è proprio una nausea esistenziale, come quella di cui parlava Gian Paolo, un mio amico francese che faceva il sarto.
Comunque di certo non sono tagliata per far ‘sta vita.
Devo ammettere che all’inizio è entusiasmante: ore e ore a disposizione per piegare e ripiegare le lenzuola fino a far combaciare perfettamente gli angolini, confrontare la resa del sistema Swiffer sulle diverse superfici, mettere in pratica i consigli di Beppe Bigazzi, pianificare nuove e audaci sistemazioni per la roba in frigo.
Poi alla lunga si perde l’entusiasmo.
Poi ci si deprime, proprio.
Subentrano il nervosismo, l’insofferenza e infine la nausea.
Per estirpare la radice di queste mie miserie, tra un conato e l’altro, ho individuato tre principali colpevoli:
1) I miei genitori, che avendomi generato femmina, mi hanno condannato all’essere portata a desiderare di generare a mia volta nani, con conseguente sacrificio della carriera, della realizzazione personale, della pace interiore ed esteriore, della creatività (non credo che Leopardi o Dante dovessero comporre le loro splendide opere, cui umilmente paragono le mie, col sottofondo di “London Bridge is falling down” suonato ossessivamente al pianoforte da piccole mani con le unghie sporche o staccarsi dalle loro fatiche letterarie per tirar fuori tutti i nani dalla vasca perché Nanapiccola ci ha fatto la cacca dentro, giusto per fare un esempio di quello che mi è successo negli ultimi dieci minuti), dell’indipendenza, dell’equilibrio e, soprattutto, della tonicità degli addominali.
2) La nefasta libertà concessa oggi alla donna occidentale. Di certo, infatti, se non avessi la possibilità di studiare, leggere, uscire di casa da sola, lavorare, comprarmi scarpe di Prada e sbevazzare con le amiche, tutte queste cose non potrebbero mancarmi DA PAZZI, e passerei serenamente le mie giornate a zappare la terra e prender cazzotti dal marito.
3) L’Uomo, che potrebbe impegnarsi un po’ di più e, invece che lavorare solo 12 ore al giorno e qualche week-end, vivere 24 ore su 24 in studio e diventare miliardario, così da farmi vivere negli agi che mi merito.
Quindi, non sapendo dove l’Uomo tiene le chiavi dello studio per ivi sequestrarlo, non mi resta che scegliere tra queste due allettanti opzioni: cambiare sesso e disconoscere i nani, o andare a vivere in Iran e diventare la sesta moglie di un Ayatollah.
Voi cosa ne dite?

0 commenti:

Posta un commento