Oggi è venuta l’Amica. L’amica più che un’amica è una parente, e ci sopportiamo a vicenda ormai da 20 anni.
E’ bello avere un’amica-parente. Per esempio, quando salgo sull’aereo con l’Uomo, le mando sempre un sms benaugurante in cui dico che, dato che sicuramente moriremo, vogliamo che i 3 nani vadano a vivere con lei e suo marito (così son certa che avrò due persone che pregheranno alacremente per noi per tutta la durata del viaggio ).
Un altro vantaggio dell’amica-parente è che quando hai le palle girate e vuoi sfogarti, ma tutti i tuoi famigliari lo sanno e girano per casa chi strisciando per terra travestito da parquet, chi con un coltello con una lama di 30 centimetri in mano (l’Uomo), puoi chiamarla e iniziare a dirle della cattiverie tremende e scatenare così una sana sfanculata reciproca che terminerà a tarallucci e vino al bar mezz’ora dopo.
Altra cosa che si può fare solo con l’amica-parente è parlarle ossessivamente dello stesso, noiosissimo, argomento per ore e ore. La mia per esempio ha avuto un interminabile periodo di rivalità con suo fratello per questioni di nani coetanei, in cui mi vessava telefonicamente tutti i giorni e che ha messo a dura prova la nostra amicizia. Ricordo ancora frasi come:
“Ti rendi conto? Quella befana di mia madre a Ginetto ha fatto un golf, mentre al mio nano ha fatto solo un gilet! MA DICO TI RENDI CONTO????” Il resto non me lo ricordo, perché di solito dopo i primi 90 minuti mettevo la cornetta sul tavolo e andavo a fare le parole crociate.
Già fin da giovani ci facevamo del bene una con l’altra. Quando io non ero stata ammessa alla maturità (per numero di assenze eccedente il limite legale) e lei era al primo anno università, ci sostenevamo e aiutavamo negli studi: io arrivavo a casa sua (che era accanto alla scuola) la mattina alle 8.10 e insieme dormivamo fino alla una, ora in cui mi alzavo a fatica e senza nemmeno salutarla (dormiva) mi trascinavo a casa.
L’amica-parente è anche quella che ti salva la vita e la dignità quando sei nel momento del bisogno. Per esempio, quando agli albori del nostro amore l’Uomo mi aveva brutalmente mollata per rimettersi con la sua ex, chiamavo l’AP in lacrime a tutte le ore della notte:
“Ho scoperto che sono al ristorante insieme. Adesso vado lì, faccio Harakiri con un grissino torinese e lo obbligo a lasciare lì il risotto per portarmi in ospedale (cosa per cui l'Uomo mi avrebbe davvero mollato per sempre)”
Oppure: “Ho avuto un’idea geniale: vado davanti a casa sua, mi taglio le vene e scrivo sul muro col sangue UOMO TI AMO”.
AP non si scomponeva, mi ascoltava diligente e poi mi diceva:
”Prendi due Tavor e mettiti a letto”. Io urlavo, piangevo, mi incazzavo:
“Sei una stronza, tu di me te ne freghi, non capisci quanto soffro!!”
Poi mettevo giù, prendevo due Tavor e me ne andavo a letto.
Oggi è toccato a me. E’ venuta qui in crisi esistenziale, chiedendomi consigli sulla sua futura vita lavorativa. Io ho cominciato subito a consolarla, facendole notare come le sue scelte da un anno a questa parte fossero state una sfilza di cazzate irrimediabili. Poi, a un certo punto si è sentito un suono gorgogliante provenire dall’antro dei nani e siamo corse a vedere.
Quand’ecco che Nanapiccola sbuca in corridoio tutta ingobbita con la maglietta macchiata di una sostanza rosa semisolida dall’aspetto inquietante. L’AP, per tranquillizzarmi, urla:
“Aiuto, cos’è? Un pezzo di trachea!! Materia cerebrale!!”.
Io perdo il mio consueto aplomb e quasi muoio per lo spavento (L’AP è un’autorità in materia scientifica, in quanto laureata in agraria).
Poi mi avvicino a NP e vedo che ha semplicemente vomitato le 18 fragole ingurgitate al mercato la mattina. Così corro a consolarla e lavarla, lasciando AP a pulire il resto della trachea sparsa sul pavimento.
Poi mi metto a leggere Novella 2000, mentre AP fa delle robe sue sul computer.
Dopo circa un’ora, NP (che è una che la sa lunga) urla: “ZIAAAAAAAAA!” si riprecipita in corridoio e rivomita altra sostanza organica. Io continuo a leggere imperterrita, in preda a un attacco di sordità isterica. L’AP pulisce. Poi compare in cucina e, brandendo lo Scottex vomitoso, sentenzia:
“Certo che potresti anche darmi una mano” e io, guardando la sua giacchetta grigia, la sciarpina a righe e il ditino puntato (nonché la sua famosa e indescrivibile faccia da mattonella), illuminata da una subitanea rivelazione le dico:
“Ecco cosa devi fare, la prof di matematica!”.
Faccia da mattonella, fulminata, molla lo Scottex e corre in provveditorato, ringraziandomi con le lacrime agli occhi per la magnifica giornata.
Giù le mani da Totti
16 anni fa
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