Clear Cross ha traslocato

sabato 9 maggio 2009

10. Lezioni di stile

Sono stata in Engadina.
Posto frequentato dalla gente più elegante del mondo, come per esempio Briatore e la Gregoraci. Gente che il proprio look lo prende sul serio, e ne fa una questione di principio anche sulle piste da sci.
In Engadina ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Ho osservato mamme monclerate con bambini monclerati accapigliarsi per l’ultima tuta da bimbo griffata Skischule Salastrains del valore di 345 euro, mentre tentavo di nascondere seppellendoli nella neve i miei rampolli targati Decathlon (per un totale di 200 euro da dividere per 3 e con la roba dello scorso anno per risparmiare) infreddoliti e furenti nelle loro giacche a vento con maniche ¾ macchiate di senape, ketchup e maionese e pantaloni alla pescatora vagamente odorosi di urina vecchia.
Ho visto il calciatore Bernardo Corradi in tuta bianca come la neve aderente sul pacco che sembrava avesse in tasca un bratwurst, inseguire una Santarelli in fuseaux e culo marmoreo in bella vista che fuggiva con i suoi doposci pelosi ai piedi (anche l’Uomo l’ha vista e non ha parlato per una settimana dallo choc, immagino dovuto alla vista dell’orrendo outfit).
Ho visto una signora in tuta di Domopak e cuffia da bagno ricamata di paillettes argento; tre bambine russe bionde bardate da colbacco a piedi in candida pelliccia e perfino una donna, lo giuro, sciare in gonna lunga.
Ora, io ci tengo al mio look, non è che non me ne occupi. Però purtroppo a questi livelli di eleganza e understatement non sono ancora riuscita ad arrivare. Perciò ho optato per un ricercatissimo stile che definirei vintage-shabby-cheap. Innanzitutto, per non lasciare nulla al caso, passavo ogni mattina almeno 20 o 30 secondi a meditare se mettermi la giacca a vento bianca con grossa padella di sporco marrone sul davanti (shabby) risalente alla stagione 2007/2008 (la padella, non la giacca) e comprata a una svendita per 50 euro (cheap) o la tuta da paracadutista anni ’80 color ratto con spalline imbottititissime (vintage) di mia suocera (cheap, o meglio gratis).
Poi, siccome lavoro nella moda e conosco l’importanza degli accessori, completavo il mio look con un magnifico paio di occhiali da sole con lenti da vista a fondo di bottiglia (cheap, per risparmiare sul titanio) di quando avevo 19 anni (vintage) che non posso togliermi nemmeno dentro al rifugio perché sono orba come una talpa e che mi conferiscono un discreto alone di mistero.
Infine, svanito nel nulla il mio meravigliso cuffione di pelliccia grigio chiamato dall’Uomo “quel topo morto che ti metti sulla testa”, ho dovuto ripiegare su un berretto da cacciatore di lontre canadese foderato di pelliccia di una bella sfumatura diarrea comprato da Hurrà quand’ero panozza.
Se mi vede la Gregoraci le viene un colpo.

Nessun commento:

Posta un commento