Clear Cross ha traslocato

lunedì 29 giugno 2009

Clear Cross ha traslocato

http://clearcross.splinder.com/

qui finalmente si potrà anche commentare senza doversi iscrivere. se no, più
che un blog è un noioso monologo.
vi aspetto. baci a tutti!

giovedì 25 giugno 2009

26. Educazione sessuale

“Mamma, ma com’è che i bambini arrivano nelle pance delle mamme?”
“Non è che ci arrivino, si formano lì dentro, da un ovino che c’è nella pancia della mamma e da un semino del papa.”
“E il semino, il papa, dove lo tiene?”
“Negli zebedei.”
Risatine nervose.
“E come fa dagli zebedei a finire nella pancia della mamma?”
“Il papa mette il pisellino nella patatina della mamma, e da lì escono tanti semini che vanno nella pancia a cercare l’ovino. Il primo che arriva vince e diventa un bambino.”
Silenzio prolungato.
Nanapiccola:”Ho fame, vòlo i pisellini le patatine coll’uovino”
“Ma quindi quando lo fate, questo fatto qui?”
“Quando siamo soli”
“Sì, ma DOVE? Cioè, per esempio: al ristorante? In farmacia?”
“No, in farmacia direi di no.”
Nanagrossa: “Vorrei chiederti una cosa, mamma, ma mi vergogno.”
“Ma no, dimmi, non c’è niente di cui vergognarsi.”
“Ma il papa…come lo toglie poi il pisellino dalla patatina della mamma, colle mani?”
“Non lo so, che domanda è?”
“Ti prego, lo voglio sapere!”
“Boh, non lo so, sì”
“Lo sapevo, CHE SCHIFOOO!” e fugge disgustata.

martedì 23 giugno 2009

25. Falsaria

In casa io sono la rimbambita, la babbiona che si fa sempre fregare e quella che abbocca alle esche più banali, un po’ come la carpa con la mosca artificiale.
In compenso quel drittone dell’Uomo, che in materia finanziaria la sa più lunga del cardinale Marcinkus, qualche settimana fa si è fatto rifilare 50 euro falsi.
Io mi ci sono gettata a carpa: “dammeli, ci penso io!”
Mentre rimiravo il mio bottino (poco più di una fotocopia malfatta, che nemmeno un cieco ritardato ci sarebbe cascato) ho pensato però che in questo mondo marcio ci vuole un po’ di etica, e quindi ho deciso che avrei risparmiato dal tentativo di spaccio:
1) I negozianti simpatici (perché vanno protetti, essendo rari come le tigri della Malesia)
3) Mia nonna (perché truffare un anziano è troppo facile)
4) Le forze dell’ordine in generale (per ovvi motivi)
Quindi ho iniziato la discesa nel pozzo nero del crimine.
Primo tentativo: panettiera Angela sotto casa, cicciona, acneica e sempre con la cicca in bocca a sbiascicare. Quando paghi, è sempre lì a leggere su OGGI del legame tra Padre Pio e qualche importante esponente della cultura italiana, (tipo Lino Banfi o Pamela Prati) e non alza manco la testa per salutare.
Stavolta però la testa la alza, per sentenziare: “Questi 50 euro sono falsi”
“Come falsi, li ho appena ritirati al bancomat!” Fingo un malore e mi appoggio allo sfilatino come fosse una stampella.
“Sono falsi, vedi, il numero non cambia colore, non c’è la filigrana e al posto dell’Europa vista dall’alto c’è Topolinia.
“Urca è vero, ma allora devo correre in banca a piantare un casino!”
Secondo tentativo: l’uomo che spaccia i gelati abusivamente col suo carretto ai giardinetti e te li fa pagare il doppio del bar. E’ vecchissimo e rincoglionito, e volendo potrebbe rientrare nel punto due, ma, dato che per mestiere truffa le mamme e non paga nemmeno le tasse, se lo merita.
Stavolta però non ho voglia di far figure e quindi decido di reclutare dei complici.
Mi avvicino a due dodicenni in bicicletta e gli dico: “Questi sono 50 euro falsi. Se riuscite a rifilarli a quello dei gelati vi regalo dieci euro a testa”.
E dire che ho fatto la scuola Montessori e ho una nonna laureata in pedagogia.
Una mamma seduta accanto mi guarda inorridita e si alza a telefonare (probabilmente alla polizia), mentre i due complici tornano con le orecchie basse. “Ci ha beccato.”
Terzo tentativo: Bottega Veneta, via Montenapoleone.
Mi presento a pagare una borsa con banconote assortite. La commessa tira fuori un pistolone ultravioletto. Passa persino i 5 euro, sotto la lampada, la micragnosa, manco fosse sua la Bottega. Ovviamente mi sgama.
Alla fine rinuncio, e li lascio lì ad avvizzire nel portafoglio.
Poi, dopo due mesi, porto la macchina ad aggiustare. Lo Stronzo mi fa pagare 800 euro spergiurando che mi manderà la fattura a casa (dice di averle finite), e mi restituisce la macchina più rotta di prima. Purtroppo me ne accorgo solo qualche tempo dopo, quando è troppo tardi. Proteste e minacce non valgono a nulla, non ho prove (non avendo mai ricevuto uno straccio di fattura), e devo andare in un’altra officina dove pago l’equivalente di 3 mesi di affitto per riparare il danno fatto.
Mentre la macchina è ad aggiustare, possiamo usare quella del fratello dell’Uomo, che è ferma in garage da mesi e deve solo fare la revisione.
A malincuore la porto dallo Stronzo, che deve essere pure mafioso, perché sembra avere l’unica officina autorizzata alle revisioni in tutta Milano.
E, al momento di pagare, li vedo. I miei 50 euro falsi. Li piazzo in bella vista sul bancone.
E lui li prende, lo Stronzo.
E lì capisco che nulla accade per caso, e che anche da 50 euro falsi può venire qualcosa di buono.

sabato 20 giugno 2009

24. I cani assomigliano ai padroni

Cucina. Interno giorno. La sottoscritta, i nani e il cane.
“Mamma” mi dicono: ”lo sai che i padroni somigliano ai cani?”
Do una sbirciatina al mio basso, grasso, e puzzolente bulldog inglese, che sta russando sotto il tavolo della cucina.
“ Tu però mamma non russi”
“Sì, che russa. Non ti ricordi quella sera che è tornata dal ristorante e si è addormentata nel tuo letto?”
“No, quando?”
“Ma sì, dai. Quella volta che puzzava di vino!”
“Ah, sì. E’ vero, mamma, anche tu russi come Krapfen.”
Sbuccio pensosa una mela, sperando di cancellare nelle loro menti l’immagine mamma=alcolista russante e sostituirla con quella di mamma=salutista che mangia le mele bio.
“Sì, e poi io l’ho sentita: delle volte in bagno fa le puzze, proprio come Krapfen.”
Ingoio uno spicchio di mela intero.
“Però io non sono prognatica!” Dico, per deviare il discorso.
“Cosa vuol dire prugnatica?”
” Che mangi tante prugne, scemo.”
“No, vuol dire che hai la mandibola spinta in avanti e il labbro di sotto che sporge su quello di sopra.” Mi studiano per un pezzo, per verificare la mia affermazione.
“Non per offenderti, ma non lo so mica se è vero, mamma, che non sei prugnatica”
“Già”
“Ho fame, anch’io vòlo le prugnatiche” Interviene Nanapiccola.
“E poi, mamma, anche lui ha la panciona grassa come te!”
“Sì, è vero!!”
“Sì, ma la mia non struscia per terra!!”
Silenzio nanesco.
Mi viene un orrendo dubbio e mi alzo di scatto. No, non struscia ancora per terra.
“E non ho nemmeno la coda a ricciolo.”
“Ba bé, che discorsi, tu la coda non ce l’hai…”
Con discrezione mi si mettono tutti e due dietro, per controllare che nel frattempo non mi sia cresciuta.
“E sono anche meno pelosa!” (di poco)
“Sì, ba bé, però,mamma, non per offenderti, ma per noi tu e Krapfen vi assomigliate parecchio.”
“Sì, cioè, volevamo dirtelo, non per offenderti.”
“Figuriamoci se mi offendo, in fondo mi avete solo detto che ho la pancia che mi struscia per terra, russo, faccio le puzze e sono prugnatica."
Per darmi un tono vado a prendere il tronchese e mi metto a tagliare le unghie al cane, mentre i due
se ne vanno di là a giocare.
Rimango sola con Nanapiccola, che mi ama più della luce dei suoi occhi e che mi vede bellissima.
E mi consolo, pensando che almeno lei sicuramente sente che il bulldog è anche un cane fiero e coraggioso, che difende la sua famiglia, nobile d’animo e d’aspetto e che del fatto che sia brutto e sgraziato non se ne rende nemmeno conto…
La guardo con le lacrime agli occhi.
E lei mi dice: “Cosa fai, mamma, tagli le unghie a maiale?”

p.s. Anita è tornata oggi in Romania, con una valigia di vettovaglie e 3500 euro raccolti tra i miei parenti, per avviare in casa un piccolo negozio di pasticceria.
Se c'è qualche mamma tra voi che ha giochi e vestiti da eliminare contattatemi all'indirizzo clearcross@hotmail.it che glieli spedisco. Là non hanno niente, nemmeno le scarpe, per cui d'inverno non possono andare a scuola.

domenica 14 giugno 2009

23.Le mirabolanti avventure di Anita

Ieri in spiaggia ho conosciuto Anita, aveva gli occhi azzurri e ha cercato di vendermi per 50 centesimi un ventaglietto di carta. Le ho detto, no, grazie, ma lei insisteva: “costa solo 50 centesimi, ti prego” “No” ho ripetuto, un po’ scocciata perché stavo leggendo le avventure di fabrizio corona e belen su novella duemila. “Per favore”, ha insistito lei. Allora, nonostante le avventure di belen e corona siano così entusiasmanti, ho alzato gli occhi, e l’ho guardata. Aveva qualcosa, che mi ha trasmesso una disperazione, un bisogno.
Allora le ho dato 10 euro e lei si è messa a piangere.
Mi ha raccontato che ha quattro figli, due qui di sette mesi e 4 anni e gli altrri in Romania, a Timisoara col marito. Ha 36 anni, come me, ed è stata licenziata, insieme al marito, dalla fabbrica di dolci in cui lavoravano. Sua madre è morta sparata nella rivolta di Timisoara contro Ceausescu, un colpo alla gamba e uno alla gola, mentre andava a trovare la figlia partoriente in ospedale.
Suo marito ha 43 anni e ha avuto un infarto, per cui non può lavorare. Riceve una pensione dallo stato di 50 euro. Dopo 3 giorni sono già finiti.
Metà della loro casa è caduta in un terremoto, per cui dormono in 6 in cucina, “però -mi ha detto- siamo fortunati, abbiamo un tetto sopra la testa”
Quindi Anita ha preso su i due piccoli e se ne è venuta qua, dove dorme con altri Romeni in un furgone rotto: il figlio di 7 mesi nel furgone, e lei nel parcheggio con la figlia di 4 anni, all’aperto.
Con i soldi che tira su in spiaggia compra pane e latte per il piccolo. Lei e l’altra bimba mangiano il latte avanzato col pane inzuppato.
Ho visto il furgone e i bambini quando l’ho riaccompagnata stamattina dopo averle offerto di venire a pulirmi la casa tutte le mattine.
La bambina è corsa incontro alla sua mamma, e sorridevano tutte e due.

venerdì 12 giugno 2009

22.La Superprof

Uno va in vacanza e pensa che si riposerà. Uno ha anche pagato, per affittare insieme al Mastino, l’Uomo delle nuvole (il marito del mastino), il Fratello e la tribù delle bestie (cani, gatti e nani) una bella casetta nuova (quella precedente essendo stata abbattuta da un aereo caduto, in una specie di 11 settembre fortemarmino).
Che, a ben pensarci, già con la prospettiva di convivere con tutta questa gente uno non è che proprio si aspetti di riposarsi come un pazzo.
Poi in più uno arriva e in questo ground zero già bello affollato, si ritrova anche la Superprof e il Poeta.
La Superprof è la sorella maggiore del mastino, ed è una supereroina tuttologa e votata a educare le masse ignoranti e dissipate. Gira con una tuta speciale sponsorizzata da Wikipedia e dalla Santa Inquisizione che respinge ogni obiezione a lei rivolta, come la tuta di Superman con i proiettili. I suoi principi morali sono granitici e non c’è argomento dello scibile di cui lei non sappia tutto. E, come conseguenza dell’enorme responsabilità che le deriva dal possedere questi superpoteri, si sente in dovere di educare tutti gli esseri del creato, solitamente mediante l’elargizione a mani basse di consigli non richiesti (intento pedagogico in diversi gradi condiviso da tutti i membri femminili della mia famiglia, compresa, ahimé, io); diagnosi campate in aria, reprimende inutili e comizi improvvisati tenuti a estranei attoniti in cui sparla del suo arcinemico Berlusca, che (per sua fortuna) non sa nemmeno della sua esistenza.
Ma SP non si dà per vinta: la società ha comunque bisogno di lei. E quindi, via, ad ammonire il ragazzo che sgasa al semaforo perché produce più CO2 di una mandria di mucche flatulente, a bacchettare la vecchia al supermercato perché compra la Coca Cola (che va boicottata non mi ricordo più per quale motivo), a spiegare al dermatologo le cause del fuoco di Sant’ Antonio e al contadino la coltivazione della patata.
Se uno poi cerca di metterla alle strette con rigorose argomentazioni scientifiche, ad esempio sostenendo che sta dicendo una grandissima cazzata, lei ribatte: “l’ho letto su Repubblica” (in famiglia più autorevole delle sacre scritture) o “lo sanno tutti”.
Quindi uno tace. E non vede l’ora che sia domani mattina, per ritrovarsela al tavolo della colazione a citare ricerche da cui risulta comprovato che la caffeina è cancerogena mentre ti bevi il tuo caffè, a impedire ai tuoi figli di fare il bagno per 3 ore a decorrere dalla colazione (e se non sei d’accordo chiama il telefono azzurro), a deplorare la vicina di ombrellone che fa il bagno coperta di crema solare “perché poi i pesci si avvelenano e cambiano sesso”.
Uno pensava di andare in vacanza a riposarsi, e invece si trova a fare il bagno con un branco di pesci travesta.

venerdì 5 giugno 2009

21. CENSURA!

Ho scritto questo articolo per Elle Extra. Ho sudato sangue, l'ho scritto, riscritto, tagliato, limato, rilimato (ci mancava gli mettessi anche lo smalto). L'ho letto a tutti i parenti, amici e conoscenti. Gliel'ho riletto ogni volta che cambiavo anche una singola virgola.
Poi, tremante e trepida, l'ho mandato.
Ancor più tremante e trepida ho comprato il numero in edicola.
UN INTERO PAGINONE TUTTO PER ME! A momenti me la faccio adosso per l'emozione. Poi lo leggo e mi accorgo che è stato leggermente cambiato: un tagliettino qui, una parolina cambiata là. Fatto sta che non mi ci riconosco più. I miei amati paradossi addolciti, le immagini più forti (quelle che mi fanno più ridere) tagliate. La tigre Clear Cross è diventata un gattino.
Mi hanno detto che è il destino naturale degli articoli pubblicati, a meno che tu non sia Barak Obama o il fidanzato di Noemi Letizia.
Quindi accetto, ringrazio e gioisco comunque. Però mi levo la soddisfazione di pubblicare, qui a casa mia, l'originale.

ARRIVA L'ESTATE!

BUONI PROPOSITI.
L’uomo ieri mi ha spedito a far togliere le gomme da neve alla macchina.
Quindi è primavera, e se l’intuito non m’inganna, tra poco sarà estate.
Siii! Il mare! Siii! Il sole! Siii! La spiaggia! AAAAGHHHH!!! IL COSTUME!
Azzarola, mi tocca fare la dieta. Scrivo una lettera d’addio ai miei più cari amici: primo fra tutti il gorgonzola, poi la focaccia, il gin-tonic, il salame, la pasta, le salsicce, le bombe alla crema della pasticceria San Gregorio.... Addio, miei adorati, parto per il paese dei conigli, e per i prossimi tre mesi mangerò solo insalate di ravanelli e sedano.
Mi consolo pensando al mio programma più snella/più bella, che prevede: sveglia tutti i giorni alle sei, piscina, sauna e dieta vegetale: diventerò più magra di Kate Moss, più giovane di Sharon Stone e più intelligente di Valeria Marini!
Espongo i miei progetti tutta fiera all’Uomo che, trapassando il mio corpaccione con sguardo vitreo, commenta falsamente: “Ma se sei magrissima!” (L’ultima volta che ha commesso l’errore di ammettere che avevo messo su qualche chiletto, mi sono flagellata per una settimana con la cintura borchiata di Miu Miu, che per colpa sua adesso è tutta macchiata di sangue e non la posso più usare).
Mi difendo mostrando l’armadio aperto: “Non è vero, non mi va più bene niente.” Ma l’Uomo non ci casca, indica un copriletto a fiori e facendomi Pat-Pat sulla schiena grassa, risponde imperturbabile: “Su, non esagerare, scommetto che quello ti sta benissimo.”

LA REALTA’
Ore 7.57: L’unico esercizio fisico che mi è riuscito di fare stamattina è stato raccattare con la scopa i pezzi della sveglia scagliata contro il muro alle 6. Andrà meglio domani, penso mentre comincio la titanica lotta per tirare giù i nani dal letto (la loro strategia è infatti quella di dormire a oltranza tutte le mattine della settimana scolastica per essere belli freschi e pronti a saltar giù dal letto alle 5 il sabato e la domenica). Preparo la colazione nanesca e mi mangio con (dis)gusto insalata di ravanelli e sedano. Poi però sono costretta a finire: 10 Tarallucci schifati perché non perfettamente interi, due toast snobbati perché non abbastanza bruciati, tre tazze di latte disprezzate perché “a noi piace solo quello appena UNTO”. Faccio una corsetta tra la lavastoviglie e il frigo per smaltire, e porto la prole a scuola.
La prima parte del programma dimagrimento dottor Mengele è fallita. Che fare? Mentre ci penso, entro in una pasticceria e mangio 7 bigné alla crema. Poi vado al lavoro, dove incontro subito la Perticona, che mi fa notare perfidissima: “Hai una patacca di crema sul cappotto. Non avrai mica mangiato un pasticcino, ti rendi conto che siamo già ad APRILE?!” (la Perticona, che pesa circa 35 chili, inizia la dieta pre-estiva a settembre, appena torna dalle vacanze). Con la bocca ancora piena di bigné, fuggo farfugliando: “No, no, ma cofa vai a penfare, farà la crema anticellulite che mi fono meffa ful collo ftamattina”.
Ore 13:30: chiama l’Uomo per invitarmi a mangiare il mio piatto preferito: pizza al trancio con salame piccante e gorgonzola. Per fargli vedere di che pasta sono fatta (probabilmente pasta di pizza al trancio), rifiuto sdegnosa, mentre ripulisco freneticamente con la manica il telefono che divido con la Perticona dalla bava che mi è colata al pensiero del pranzetto.
Ore 20.00: la prima terribile giornata di dieta è praticamente finita. Per festeggiare mi scolo mezza bottiglia di Bellavista e mi metto a preparare una cena leggera. Quand’ecco che, sarà il digiuno, sarà il Bellavista, ho un’orripilante visione della Perticona che mi guarda sghignazzando seduta sui fornelli, in tutta la sua scheletrica lunghezza. Questo è troppo: mollo l’orecchio di maiale che stavo dissetolando per la cassoela e vado a prendere il mio costume preferito, quello intero a fiori di quando avevo vent’anni, per rendermi conto fino in fondo di come sono ridotta e diventare anoressica una volta per tutte. Mi guardo allo specchio. Le cosce, la pancia, il sedere...mi manca solo la barba e sono il clone di Giuliano Ferrara (in costume fiorato). Sto per mettermi a piangere, quando appaiono dietro di me i 3 nanetti, meraviglioso frutto di tanto sfacelo. Un velo di Photoshop cala sul mio corpo: la cellulite è meno evidente, e la pancia un po’ più piatta, e il sedere...a guardarlo bene sembra proprio quello di Naomi! Mi commuovo e mi chino ad abbracciarli, mentre Nanapiccola mi sussurra all’orecchio “Mamma, in costume sei bellissima, sembri il divano nuovo della nonna”.

sabato 30 maggio 2009

20. Trasloco

Sto traslocando.
In questo momento scrivo appollaiata su uno scatolo che recita: ciabatte da piscina, pennarelli, carta igienica (spero non usata), pasta (aperta), mollette per capelli, dama e libri università Uomo.
Sono una donna organizzata e me ne vanto.
Martedì la grande transumanza.
Per portarmi avanti ho già messo via praticamente tutto: le mutande di Nanapiccola, che gira sempre biotta come una piccola Sharon Stone e ieri ai giardini ha fatto la pipì da in cima allo scivolo in testa a tutti i bimbi nella casetta sottostante, che protendevano le manine come se stesse piovendo la manna dal cielo gridando “piove, piove!”.
Vestiti, due a testa: quello della domenica e quello di tutti i giorni.
Un solo paio di scarpe, scelte a caso. Per cui l'Uomo da una settimana partecipa a collegi sindacali e assemblee in grisaglia e Moon Boot arancio (Lapo Elkan, con le tue babbucce ci fai una pippa).
Non si può più leggere, per mangiare un piatto e una forchetta a testa, ci si lava con un sapone in 5 e si dorme in lenzuola di dubbia pulizia.
I nani come unico gioco hanno un rotolo di scotch da pacchi esausto che fanno rotolare gaiamente per casa.
Eppure siamo felici come non mai.

Forse che ho 120 scatoloni pieni di roba che in realtà non serve a un cazzo?

venerdì 15 maggio 2009

19. I tavoli sono come i ghiaccioli

Quante volte ho sognato di entrare nella testa di qualcun’altro, per sapere quello che pensa, quello che sogna, le sue speranze, le sue paure.
Per esempio vorrei entrare nella mente dell’Uomo e dei Nani quando sono in casa. Cosa vedono nella loro testa dove io vedo cose normali come stanze, mobili e muri?
Purtroppo me lo posso solo immaginare.
Prendiamo la cucina: per gli esseri umani (per le donne) è un luogo per cucinare, mangiare e quindi da tenere ragionevolmente pulito.
Per i nani invece, in cucina si sputano in terra boli di cibo semimasticato, si suona la batteria con pentole e coperchi, ci si sdraia per terra e con i capelli si spazza il pavimento, si rutta, si urla, si fanno gare in monopattino e, accidentalmente, si mangia (con le mani).
Per l’Uomo è invece un luogo dove cucinare, sì, ma solo se si sporca il più possibile.
Immagino che l’Uomo si sentirebbe oltremodo offeso nella sua identità di uomo-cuoco se per fare un sugo al pomodoro usasse solo un pentolino e un cucchiaio di legno, perché l’Uomo se fa le cose le fa in grande e per un sugo di pomodoro usa: 7 cucchiai di legno e 12 di acciaio, 3 diversi coltelli di quelli che “ti ho detto mille volte che non me li devi mettere in lavastoviglie che si rovina la lama, cazzo”, 8 taglieri, 2 rotoli di Scottex e lascia dietro di sé una quantità di rifiuti che Berlusconi dovrebbe mandarmi l’esercito.
Poi si siede a tavola, mangia, rutta, e se ne va a fare il riposino del guerriero.
Esaminiamo ora il bagno: pensate sia un luogo dove lavarsi, fare i bisogni e conseguentemente da tenere particolarmente pulito? Sbagliato!
Per i nani è un luogo da allagare quando si fa il bagno, sporcare di cacca fin sulle pareti, scivolare e sbattere la testa rischiando la morte e decorare fantasiosamente in tutte le sue parti con il dentifricio alla fragola Esselunga.
Per l’Uomo è invece luogo da riempire di peli. Nella doccia, sul sapone, nel bidet e nel lavandino tutte le volte che si fa la barba. Forse è un messaggio criptato che mi manda, il prossimo invece che di piastrelle me lo faccio fare di ermellino.
E i tavoli. Mobili su cui appoggiarsi per mangiare, scrivere, studiare o appoggiare la testa e mettersi a piangere (nel mio caso).
Per i nani sono come tele bianche per l’artista: ogni attrezzo è buono per esercitare la loro vena: pennarelli, coltelli, forchette e persino denti (Nanosecondo ama molto morsicare il tavolo di cucina, che dice avere un buon sapore di ghiacciolo).
Per l’Uomo invece sono graziosi porta calzini sporchi.
Credo che sia fermamente convinto che ne ho messo uno in ogni stanza per amor suo, così non deve fare la fatica di arrivare fino alla cesta della roba sporca.
Ah, le meraviglie della mente umana....

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